Dal Tagliamento al Po.
Il Pordenone e la maniera padana

Sabato 8 e Domenica 9 giugno

Piacenza, Cremona, Cortemaggiore

In 15 anni Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone, ha cambiato il volto non solo di tre importanti centri rinascimentali, ma ha influenzato fortemente gli artisti lombardi che hanno avuto modo di collaborare con lui nei cantieri di Piacenza, Cremona e Cortemaggiore e di quelli che appresero la sua lezione guardando all’impeto iconografico e personalissimo dei suoi affreschi.

“Piacenza è terra di passo” scriveva Leonardo Da Vinci e ben descrive la sua collocazione, al crocevia tra quattro regioni, adagiata sulle rive del Po e racchiuse tra le colline e le montagne appenniniche. Nel Cinquecento diventa ducato Farnesiano, il che le consente di immergersi nel fervente Rinascimento ospitando artisti eccellenti quali Raffaello, il Pordenone, Vignola che ne arricchiscono chiese e palazzi nobiliari e rinnovano il tessuto urbano.

Cremona, prima tappa dell’operare dell’artista friulano (1520) all’epoca faceva parte del Ducato di Milano che doveva contendere il suo territorio con le mire espansionistiche di Francia e Spagna. La Cattedrale è ornata dai più rappresentativi artisti dell’area lombarda, con la collaborazione del Pordenone che portava con sé il suo “irriducibile sperimentalismo” che qui si esprime in tutta la sua forza espressiva distinguendosi dal resto dell’apparato decorativo. Cremona è anche capitale della musica e la sua tradizione di liutai nata agli inizi del 1500 gli è valsa la nomina a Patrimonio dell’Unesco.

La città di Cortemaggiore fu fondata dal marchese Pallavicino per avere una degna “capitale” della sua Signoria, proprio nel Rinascimento (1479) e fu costruita secondo i canoni della città ideale di Leon Battista Alberti. La chiesa francescana di Santa Maria Annunciata conserva una piccola cappella dedicata all’Immacolata Concezione affrescata interamente dal Pordenone con soluzioni illusionistiche di grande impatto.

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