Il Rinascimento lungo la Pedemontana pordenonese

Piccoli scrigni punteggiano la pedemontana pordenonese: spesso custodiscono affreschi e opere di estremo valore che, timide, restano nascoste ad un passaggio fugace. La mobilità automobilistica può infatti solo in parte restituirci quello che il territorio offre e la velocità ci regala sensazioni sicuramente piacevoli, che ci fanno però contemporaneamente dimenticare la lentezza, il silenzio e il gusto, ma soprattutto il piacere della scoperta.

Questo itinerario parte da Montereale, limite estremo dell’alta pianura della Destra Tagliamento  e terra di Domenico Scandella, detto Menocchio che nel 1599 fu condannato dall’Inquisizione, la cui storia è raccontata magistralmente nel film di Alberto Fasulo. Ed è proprio il luogo teatro dell’interrogatorio del mugnaio, la chiesa cimiteriale di San Rocco, ad ospitare il ciclo di affreschi più importante di Giovanni Maria Zaffoni, detto il Calderari, allievo del Pordenone e di Pomponio Amalteo, realizzato dal 1560 fino alla morte dell’artista, nel 1563. La sua opera per quanto non raggiunga i traguardi dei suoi maestri risulta a tratti fresca e ricca di dettagli, come per esempio il ritratto di Padre Stefano Decano da Grizzo, di notevole resa realistica. 

Scendiamo verso la stazione di Montereale-Valcellina, recentemente ripristinata dalla linea Sacile-Gemona, e incrociamo la chiesetta di San Carlo (XVII secolo). Un piccolo edificio che costituiva la prima tappa per chi raggiungeva il paese dalla campagna e aveva bisogno di un rifugio. All’interno una Madonna col Bambino in gloria e Santi del pordenonese Gasparo Narvesa e ai lati affreschi seicenteschi. 

Una volta imboccata la ciclabile che corre tra la ferrovia e la strada statale, non facendoci percepire la presenza delle due infrastrutture, una sottile striscia di asfalto ci accompagna tra i prati e il bosco pedemontano che a seconda delle stagioni ci regalano profumi, suoni, colori e visioni sempre nuove. Tra queste, quella della chiesetta di San Biagio risalente al XVI secolo, purtroppo spesso chiusa. Fortemente rimaneggiata nei primi anni del Novecento, all’interno conserva decori a fresco degli anni ’30.

Le indicazioni della FVG 3 portano agevolmente al borgo di Marsure. Nella chiesa di Santa Caterina eretta nel Quattrocento ci accoglie un San Cristoforo che campeggia sulla facciata, nascosto dal piccolo pronao. All’interno conserva affreschi cinquecenteschi raffiguranti le storie della Santa, un tempo attribuiti al Calderari, ma oggi si afferma con più certezza siano opera di Girolamo Stefanelli da Porcia. 

Inforcando di nuovo la bicicletta, si raggiunge Aviano e, lasciando il centro cittadino, ci si addentra nel borgo di Castello d’Aviano, custode di una storia secolare, che parte dal X secolo d.C. con la costruzione del Castello che domina la pianura. Di questo spazio fortificato rimane poco rispetto alla importante struttura originaria, anche se ne è percepibile l’imponenza dalla estesissima visuale che si ha dal belvedere lungo la strada. Presso il cimitero sorge la trecentesca chiesa di Santa Giuliana, che contiene una serie di affreschi con influssi bizantini e post-giotteschi, tra i più vasti e rilevanti nel Friuli-Venezia Giulia, in un susseguirsi di figure quasi a grandezza naturale con vesti magnificamente decorate e riportati alla luce solo a partire dal 1955. L’altare era ornato da un’importante pala di Gianfrancesco da Tolmezzo oggi custodita al Museo Civico di Pordenone. Gianfrancesco da Tolmezzo è a pieno titolo l’artista che traghettò la pittura friulana nel Rinascimento e fu senza dubbio uno dei riferimenti locali di Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone.

Dettaglio degli affreschi della Chiesa di Santa Giuliana in Cimitero

Il tolmezzino ci accoglie anche nella quattrocentesca Chiesa di San Gregorio adagiata al ciglio della linea ferroviaria pedemontana che divide il grande parco del Golf Club di Villa Policreti, il cui nucleo iniziale risale al 1500. Gli affreschi ricordano fortemente quelli di Provesano (1496) e denotano l’attenzione dell’artista per l’iconografia nordica, anche se le quinte paesaggistiche suggeriscono l’apertura al contesto veneto e il riferimento dei volti a persone realmente viventi, lo radicano molto bene nel contesto locale. 

Da Castello percorrendo la FVG 3, si lascia la strada condivisa con le auto ed inizia l’immersione nella natura. Costeggiando diversi maneggi, la ciclabile riassume l’atmosfera isolata lasciata a Giais: la foschia delle prime giornate di sole dopo l’inverno, il profumo della terra umida, il solo rumore delle ruote e degli animali presenti nei dintorni ci accompagnano fino al prossimo incrocio con la strada carrabile.

Superata la stazione ferroviaria Budoia-Polcenigo, ci si addentra nelle viuzze del borgo di San Giovanni di Polcenigo fino a raggiungere il Parco Rurale di San Floriano, unico nel suo genere in Italia, alla cui sommità una chiesetta antecedente all’anno Mille conserva una serie di pregevoli affreschi tardo-gotici di scuola bizantina locale. 

Il parco offre una comoda scorciatoia nella natura, verso il sito palafitticolo di Palù di Livenza, Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 2011. Il sito, già sede di culto legato all’acqua e alla fertilità, in epoca più recente, nel XII secolo ha visto la costruzione della chiesa della Santissima Trinità, che oggi si presenta con fattezze cinquecentesche, arricchita all’interno da un prezioso altare ligneo che ospita la Trinità circondata da angeli di Domenico da Tolmezzo (1494). Non si può evitare di raggiungere il centro di Polcenigo, tra i più bei borghi di Italia, e concludere la pedalata nella sua piazza, cuore vivo del borgo: su di essa si affacciano importanti attività d’eccellenza, come l’arredo di Delamont, la produzione di liquori di Fred Jerbis, l’atmosfera e i prodotti locali della Taverna del Castello, dove assaggiare l’ormai celebre aperitivo a base di bitter allo zafferano di Dardago, magari accompagnato da un crostino con caprino dell’azienda agricola San Gregorio di Castello d’Aviano, per completare questo inno alle eccellenze artistiche, paesaggistiche e gastronomiche della pedemontana pordenonese