La ciclovia del Rinascimento Friulano – parte III

Da Valvasone a San Vito al Tagliamento

Riprendiamo il nostro itinerario ciclo-turistico lungo il Tagliamento da Valvasone e ci dirigiamo verso Casarsa della Delizia. Per chi volesse intraprendere l’itinerario da qui, Casarsa è facilmente raggiungibile oggi con il treno dalla linea Trieste-Venezia e dalla linea Portogruaro-Casarsa.

Nota per essere la città del vino e di Pier Paolo Pasolini, sorge in un’ampia area produttiva tra le aree ghiaiose del Tagliamento e le zone umide delle risorgive, godendo di un territorio asciutto ma senza siccità. Qui, ora compresa nel centro abitato, ma in origine al centro di un recinto difensivo lontano dal paese sorge la Chiesa di Santa Croce, risalente al XV secolo. Custodisce il ciclo di affreschi con le storie della Croce di Pomponio Amalteo, miglior discepolo del De’ Sacchis che abbiamo già incontrato nelle tappe precedenti.  

Lasciata Casarsa lungo la via che porta a San Giovanni notiamo la bella loggia con arcate gotiche risalente al XIV secolo e proseguiamo verso il piccolo borgo di Versutta, villa de Versia, citata per la prima volta in una bolla papale del 1186. La chiesa di Sant’Antonio Abate è infatti anche quella più antica dei dintorni.  L’edificio attuale ad aula e presbiterio rettangolare risale al XIV-XV secolo, così come la scultura del portale di Sant’Antonio con il caratteristico maialino.
Il curioso animale, entrato nell’iconografia del santo, deriva dal permesso accordato agli Antoniani di Vienne nel 1095 di poter allevare maiali il cui lardo era utilizzato per curare il cosiddetto “fuoco di Sant’Antonio”. La tradizione venne resa ancora più curiosa dall’usanza popolare di lasciare libero un maialino per il borgo che lo manteneva a sue spese, per poi venderlo e donare il ricavato ai poveri, tradizione tutt’altro che antica.


Ma sono gli affreschi i veri protagonisti di questo gioiello: all’interno troviamo in primis brani trecenteschi (qui sopra) forse opera dello stesso frescante di Santa Maria dei Battuti a Valeriano (1370) e altri vicini alle opere trevigiane di Tommaso da Modena. Nei restauri novecenteschi è emersa sulla parete opposta una lacunosa scena di San Giorgio, databile al Quattrocento. Il visitatore è sicuramente attratto dalla zona presbiteriale, dove gli affreschi della cupola presentano colori brillanti, con verdi profondi riconducibili ad echi di tradizione più toscana che friulana, e figure angeliche proprie del Vivarini.


Inforcata la bicicletta attraversiamo la località San Floriano, dove l’omonima chiesa conserva pregevoli affreschi di scuola amaltea, per mano di Cristoforo Diana (1576). Proseguendo, costeggiamo la cosiddetta Boreana: un’azienda agricola del XVII secolo pianificata per colonizzare un complesso di terreni alieni alla Serenissima Repubblica di Venezia. Elemento paesaggistico significativo è il viale alberato che conduceva all’edificio centrale a corte e che punta in senso contrario non casualmente verso il campanile di San Vito.

San Vito al Tagliamento, città del patriarca di Aquileia, sorse come castello con un borgo evoluto per interesse del Principe del Friuli per ragioni commerciali e di sicurezza, lungo la direttrice che attraversava il Guado di Madonna di Rosa. All’esterno dell’abitato si collocavano carceri, conventi e mulini, di cui alcuni ancora visibili. San Vito conserva la vivacità intellettuale del concittadino Paolo Sarpi e le opere più superbe di Pomponio Amalteo a cui diede i natali. Sulla piazza affacciano l’ex loggia comunale, palazzi affrescati e il Duomo, quest’ultimo arricchito all’interno dal trittico del Bellunello (1430) e dalle opere dell’Amalteo, attivi anche nella pregevole chiesa di Santa Maria delle Grazie a Prodolone, in cui è conservato anche un preziosissimo altare ligneo di Giovanni Martini (1515).

Un capolavoro assoluto dell’Amalteo è da ricercare nella Chiesa dei Battuti, sempre a San Vito, nel quale gli affreschi con le storie di Maria perfettamente conservati lasciano a bocca aperta, compreso il Vasari che li cita espressamente nelle sue Vite. Sia a Versutta che nella cupola notiamo angeli musicanti, con una ricchezza di dettaglio che ci indica quanto fosse diffusa e praticata la cultura musicale nel XV e XVI secolo.

A ovest di San Vito si estendono praterie oggi coltivate, antiche risaie e zone umide oggi bonificate, dominate poco lontano dal Castello di Sbrojavacca, motta di origine bassomedievale che fungeva proprio a controllo dei transiti in questa zona pericolosa caratterizzata da boschi planiziali e paludi. In questo contesto, presso Savorgnano si inserisce anche la piccola chiesa di Santa Petronilla, che custodisce pregevoli affreschi Tre e Cinquecenteschi.

Ci fermiamo nel sanvitese, con la curiosità di scoprire due dei più bei Borghi di Italia e fare un salto al di là del fiume che finora ci ha sempre accompagnato. Intanto però possiamo goderci le bellezze di questo bellissimo centro friulano.

Note extra:

Foto di Giulia Sacilotto

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