La ciclovia del Rinascimento Friulano – parte IV

Da San Vito al Tagliamento a Sesto al Reghena

Ripartiamo da San Vito al Tagliamento seguendo il corso del rio Lemene, passiamo accanto alla grande immagine di San Cristoforo della chiesa di Santo Stefano a Gleris.

In poco tempo raggiungiamo Villa Freschi-Attimis, tra le più belle ville venete nel Friuli occidentale. Il nucleo più antico del complesso agricolo risale al ‘500, mentre altri annessi sono ottocenteschi, come il viale di pioppi che conduce alla villa, purtroppo non visitabile. Il paesaggio che la circonda tuttavia è eloquente: un’area depressa un tempo paludosa che fu bonificata dai Freschi e organizzata in coltivazioni a partire dall’Ottocento.

Arriviamo a Cordovado, annoverato tra i Borghi più belli di Italia. “Corde del Guado” nasce in origine nei pressi di un ramo del Tagliamento, oggi scomparso e con lui la forte relazione del paese con l’elemento acqueo. Per primo incontriamo il Santuario della Madonna (1603) che a differenza di come appare oggi, sorgeva in origine in area extraurbana rispetto al borgo, nel luogo dell’apparizione avvenuta il 7 settembre 1592. Fu scelta una tipologia non diffusa nei dintorni, un edificio barocco a pianta centrale. Successivamente furono realizzati gli edifici di servizio ai pellegrini. All’interno il soggetto mariano è predominante e tipicamente barocco, solo l’icona racchiusa nell’altare in marmo bianco di Carrara è attribuita al Bellunello.

Nel XVI secolo, in aperta campagna si ergeva anche la chiesetta di Santa Caterina, oggi prospicente una piccola piazzetta all’interno dell’abitato. All’interno ci sono interessanti frammenti di affreschi che vanno dalle forme rigide dei Trecento ai panneggi morbidi del Cinquecento. 

La storia e la bellezza del borgo di Cordovado si incentrano in particolare sul Castello e il suo giardino: citato già dal 1276 era caratterizzato in origine dal classico fossato e ponte levatorio; oggi al posto della torre vescovile – residenza estiva dei vescovi – sorge la villa della famiglia Piccolomini, costruita dalla casata Attimis nel 1669, visitabile in occasione di Castelli Aperti o durante la suggestiva Festa delle Rose. All’interno presenta ancora pregevoli decori ed una stanza del tutto particolare, quella della musica, interamente realizzata in legno di risonanza, ovvero impiegando la stessa essenza usata per la realizzazione degli strumenti musicali, quali violini e viole, lo stesso amato da Stradivari.

Scendendo ulteriormente troviamo la chiesa di Sant’Andrea. L’impianto attuale è stato costruito nel 1454 durante l’epidemia di peste, su preesitenza molto più antica. Varcato il bel portale del 1477, si possono ammirare, tra gli altri, gli affreschi della cupola absidale la cui mano è sicuramente vicina a Gianfrancesco da Tolmezzo.

La strada che collega Cordovado a Sesto al Reghena, seppur campestre è antichissima tant’è che fu usata anche come confine comunale e regionale tra Friuli e Veneto. Le aree naturalistiche nei pressi di Cordovado sono state spesso oggetto di ispirazione letteraria, tant’è che presso la Fontana di Venchieredo, sulla risorgiva del Lemene citata da Ippolito Nievo,  nacque il primo nucleo del primo Parco Letterario d’Italia. Proseguendo incontriamo un altro luogo di nieviana memoria, il Mulino di Stalis, descritto in “Le confessioni di un italiano”.

Il percorso corre sulle terre alte e intercetta perpendicolarmente alcuni corsi d’acqua, talvolta ancora con il tradizionale attraversamento a guado, come nel caso di Versiola; qui un’area attrezzata per la sosta ci accoglie e ci invita a scoprire gli affreschi interni della Chiesa di San Pietro, le cui forme attuali sono risalenti al XIV secolo.

Arriviamo così a Sesto al Reghena, altro borgo annoverato tra quelli più belli di Italia, dalla sua posizione di fondazione, ovvero alla VI pietra miliare dalla città romana di Julia Concordia Sagittaria. La sua storia insediativa si compone di tre settori: il nucleo centrale e fortificato dell’abbazia, fondato nel VIII secolo e poi configurato in epoca medievale come un castello, il borgo urbano circondato da un fossato e abitato dalle famiglie borghesi e altri due borghi esterni dedicati principalmente agli agricoltori.

L’Abbazia di Santa Maria in Sylvis è antichissima; dopo la sua fondazione, nel 735, subì la devastazione dell’invasione degli ungari e dalle rovine si iniziò la costruzione del complesso abbaziale (IX secolo); in epoca medievale furono aggiunti gli edifici religiosi, come ad esempio il campanile (XI secolo) e quelli civili in epoca rinascimentale come ad esempio il palazzo dell’abate, oggi municipio, e la torre di accesso. All’interno, si apre uno spettacolo grandioso: l’abbazia a tre navate è totalmente decorata da un ciclo di affreschi di ispirazione giottesca e riminese (1316-1320) che lasciano senza fiato.

Fin dalle origini questo splendido complesso ricevette diverse donazioni da Carlo Magno; ecco spiegate le raffigurazioni della loggetta a sinistra dell’ingresso decorata con affreschi cavallereschi che lo ritraggono. Immaginarci questo itinerario non solo pedalando attraverso i luoghi, ma anche attraverso le epoche è l’esperienza più significativa che possiamo fare per imparare a leggere la ricchezza del paesaggio che ci circonda e poterla proteggere.

Note extra:

Laddove non specificato in didascalia le foto sono di Giulia Sacilotto.

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