L’oratorio di Santa Petronilla a Savorgnano

Un piccolo scrigno nel sanvitese.

Immersa nel verde della contrada Savorgnan a San Vito al Tagliamento si erge solitaria la chiesetta di Santa Petronilla. Per anni le notizie su questo piccolo oratorio sono state pressappoco inesistenti: fortunatamente alla fine del secolo scorso grazie allo studio della sanvitese Raffaella Pippo fu fatta chiarezza sulla sua storia.

La presenza di un primitivo edificio venne attestata da una bolla papale firmata dal pontefice Lucio III nel 1182. Successivamente, in un rotolo mutilo databile all’inizio del Duecento, si confermò la costruzione di un piccolo oratorio dedicato proprio a Santa Petronilla.

Nei secoli la chiesetta subì varie e sostanziali trasformazioni: la più rilevante fu sicuramente quella dell’abside, costruita così come appare oggi,  nel corso del Cinquecento. Recenti sono invece la sagrestia e il portico rettangolare. Le mura esterne, molto sobrie all’aspetto, costituiscono un vero e proprio scrigno per i preziosi tesori nascosti al suo interno.

Entrando, lungo le pareti dell’aula, si può ammirare ciò che sopravvive di un ciclo trecentesco raffigurante i Santi Lorenzo, Giacomo, Maria Maddalena, Giovanni Battista, Giacomo, Filippo, Sebastiano e Petronilla. Tali soggetti sono ascritti a una bottega di artisti locali vicina al linguaggio di Vitale da Bologna e Tommaso da Modena. Questi due grandi maestri lasciarono delle importanti testimonianze pittoriche nel contesto veneto-friulano del Trecento e, in particolar modo Vitale, portò in regione un gotico espressivo, moderno e per certi aspetti internazionale. 

Proseguendo la visita all’interno dell’edificio, nell’abside troviamo un ciclo cinquecentesco che nel corso degli anni ha contato di diverse attribuzioni. Inizialmente gli affreschi si ritennero di mano di Antonio Maria Zaffoni conosciuto più comunemente come il Calderari,  discepolo del De Sacchis, operante principalmente nel pordenonese. In seguito però, grazie anche ad una maggiore attenzione e ad un accurato confronto stilistico, si è giunti ad accertarne la paternità a Giuseppe Furnio. 

Di questo artista, purtroppo, poche sono le notizie che ci giungono. Il Furnio nacque a San Vito al Tagliamento probabilmente attorno al 1525 e si formò presso la bottega di Pomponio Amalteo. La sua attività è documentata a partire dagli anni Cinquanta del Cinquecento; in questi anni realizzò un ciclo di affreschi a Luincis in Carnia dedicato a Sant’Elena, titolare della chiesa.

Grazie a delle iscrizioni sappiamo che le opere sanvitesi di Santa Petronilla sono databili con sicurezza fra il 1552 e il 1556 e, considerando che la morte dell’artista avvenne prima del 1603, doveva trattarsi probabilmente di uno dei suoi primi incarichi. Esaminiamo ora da vicino l’iconografia di questo affascinante ciclo.

Lungo le pareti del catino absidale sono raffigurate cinque scene tratte dagli episodi della vita della santa: da destra troviamo  la guarigione della Santa, Santa Petronilla che serve a tavola San Pietro, Santa Petronilla che opera un miracolo , l ’Incontro con il nobile Flacco ed infine il suo martirio.
Sul catino si presentano invece degli Angeli con i simboli della Passione e la colonna della Flagellazione e al centro l’ Eterno Padre.

La volta ospita poi la raffigurazione dei quattro Evangelisti assieme ai Padri della Chiesa.

Nell’intradosso dell’arco, dal quale si accede per l’appunto alla zona absidale, all’interno di  sette riquadri figurano le Sante Lucia, Barbara, Apollonia, Agnese, Agata, Caterina, Orsola con i rispettivi attributi.

Nel ciclo sono riscontrabili molte analogie iconografiche e stilistiche con alcune figure dipinte dall ’Amalteo: queste sono ben visibili ad esempio nella scena in cui Santa Petronilla serve a tavola un Apostolo. La donna, rappresentata in piedi e di profilo, è molto simile ad un’ inserviente affrescata dall’Amalteo nella Nascita della Vergine  nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a  Prodolone. Oltre che a questi dettagli anche la resa cromatica del Furnio rispecchia molto quella del maestro sanvitese.

Grazie ad alcune fonti sappiamo per di più che l’abside della chiesa ospitava un altare ligneo con tre sculture di Sante quali Barbara, la titolare Petronilla e Margherita attribuibili a Bartolomeo dall’Occhio, scultore che tenne bottega in Via Mercatovecchio a Udine. Per motivi conservativi l’altare fu poi spostato nella sagrestia della parrocchiale di Savorgnano.

Per preservarne le bellezze nascoste al suo interno, l’edificio purtroppo non è sempre visitabile. 

Il weekend precedente al 31 maggio però, in occasione della festa patronale, la chiesa rimane aperta sia per le celebrazioni eucaristiche sia per coloro che volessero scoprire (o riscoprire) questa preziosa gemma sanvitese.

Bibliografia:

 R. Pippo, L’oratorio di Santa Petronilla, 1999.

Note extra:

Foto di Giulia Sacilotto

Autore:
Alice Mazzarella

Dott.ssa in Conservazione dei beni culturali e studentessa magistrale di storia dell’arte e conservazione dei beni storico-artistici.

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