Luca Monverde: il giovane, sconosciuto e sfortunato allievo di Pellegrino da San Daniele

È un nome quello di questo pittore che alla maggior parte dei lettori non ricorderà alcun artista popolare e conosciuto del Cinquecento friulano. Due sono i motivi principali per cui la sua notorietà è messa a dura prova.

Primo: sappiamo molto poco sulle sue vicende biografiche. La mancanza di documenti e fonti  ha impedito alla critica di poter approfondire le ricerche su questo pittore.
Secondo: possiamo attribuire a questo sconosciuto artista solamente un’opera, una tela per la precisione.

Ma procediamo per gradi: chi è quindi Luca Monverde?
Secondo le poche fonti considerate l’artista nacque a Udine fra gli ultimi anni del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento da una famiglia di falegnami. Nel 1505 però l’udinese rimase orfano del padre e fu preso in carica da dei tutori che lo affidarono alla bottega di uno dei più famosi e importanti artisti del panorama artistico friulano a cavallo fra Quattro e Cinquecento: Pellegrino da San Daniele. Da questo momento però le tracce del Monverde si perdono per poi ritrovarsi nel 1522. Grazie alle fonti superstiti sappiamo che l’artista “tenne una bottega” personale in via Mercatovecchio, attuale centro della città, e nello stesso anno gli venne conferito un incarico; trattasi proprio dell’unico dipinto del quale ad oggi abbiamo testimonianza.

Questa pala è tuttora ammirabile nella chiesa udinese della Beata Vergine delle Grazie in Piazza Primo Maggio, proprio a pochissimi passi da dove risiedeva la bottega del Monverde. L’incarico fu commissionato dalla confraternita dei SS. Gervasio e Protasio e, nell’opera, sono raffigurati i due Santi assieme alla Madonna col Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano. Il dipinto riporta la data 1522 e i nomi dei committenti diretti della pala, il cameraro Clemente e il priore Bernardo.

In quest’opera l’artista si fa portavoce delle tradizioni venete belliniane e giorgionesche apprese, mostrando una ragionata composizione e un equilibrio spaziale fra i soggetti e l’architettura.

Quest’unica (a noi nota)  impresa dell’artista è anche citata dal Vasari nella vita che il fiorentino dedica al Pordenone e altri pittori del Friuli: l’udinese viene ricordato come un allievo “che fu molto amato da Pellegrino”. Essendo la fonte cronologicamente più vicina al tempo del Monverde, intuiamo come il giovane discepolo dovesse avere un rapporto benevolo con il grande maestro che non tardò ad accoglierlo nella sua bottega.

Lo storico Vincenzo Joppi ipotizzò il coinvolgimento del Monverde anche nel ciclo di affreschi della chiesa di S. Antonio Abate a San Daniele, cantiere affidato a Pellegrino con l’indubbia partecipazione di alcuni collaboratori. Un restauro avvenuto fra il 1987 e l’anno successivo non consentì però l’individuazione di scene o singole figure attribuibili al giovane artista.

Un’altra ipotesi di collaborazione fra il Monverde e Pellegrino fu quella riguardante il polittico di Santa Maria dei Battuti ora conservato al museo Archeologico di Cividale; tale supposizione si rivelò insostenibile poiché l’opera venne iniziata alla fine del 1526, anno in cui il Monverde scomparve in gennaio.

Come già accennato, la sua carriera non durò a lungo. Nel 1523 si ammalò e fu costretto ad alienare le sue proprietà negli anni successivi. Il giovane si spense nel 1526, nel fiore dei suoi anni, solamente poco tempo dopo il suo primo e importante incarico a Udine.

Non possiamo immaginare come la carriera del Monverde sarebbe potuta proseguire: considerando la sicura presenza di una bottega dell’artista si suppone che il pittore avesse ricevuto o comunque fosse a disposizione, di alcune committenze legate certo all’ambiente ecclesiastico e pubblico udinese. In ogni caso vale la pena, qualora si visitasse Udine, entrare nella chiesa della Beata Vergine delle Grazie e ammirare la pala del Monverde; la tela, così come tante altre opere di artisti minori sconosciuti al pubblico e noti solo a una piccola cerchia della critica artistica, è l’esempio di come un linguaggio artistico di una bottega influente in regione come quella di Pellegrino sia stato osservato, appreso e infine interpretato.

Note extra:

Foto di Alice Mazzarella

Autore:
Alice Mazzarella

Dott.ssa in Conservazione dei beni culturali e studentessa magistrale di storia dell’arte e conservazione dei beni storico-artistici.

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