Sulle tracce del Pordenone: da Travesio a Valeriano.

La ciclovia del Rinascimento Friulano: una proposta per il Tagliamento - Parte 1

Geolocalizzando le opere del grande artista cinquecentesco Giovanni Antonio de’ Sacchisdetto il Pordenone, sulla mappa del Friuli-Venezia Giulia, è immediato individuare le relazioni spaziali che intercorrono tra queste e il paesaggio circostante.

Una di queste relazioni è costituita dal Tagliamento: se idealmente si navigasse o si costeggiasse il fiume friulano, magari in bicicletta, sarebbe possibile godere di un percorso unico, immerso tra bellezze naturali centri storici di pregio. Si tratta ad oggi di un tragitto immaginario, che sfrutta infrastrutture ed edifici in disuso, come ad esempio la linea Pinzano-Casarsa, e percorsi in parte esistenti, una proposta, però, tutt’altro che utopica.

Il punto di partenza per questo itinerario artistico è Travesio. La linea ferroviaria Sacile-Gemona recentemente ripristinata rende possibile raggiungere Travesio – nonché altre importanti località quali Polcenigo, Aviano, Maniago – con la propria bicicletta.
Qui si trova la chiesa di San Pietro: all’esterno presenta le caratteristiche tipiche dell’architettura ottocentesca che ne celano le origini medievali. La località ai piedi del monte Ciaurlec, ospitò il De’ Sacchis in due periodi distinti: dopo essere rientrato da un ipotetico viaggio a Roma tra il 1515 e il 1517, il Pordenone iniziò a lavorare al ciclo di affreschi che concluse solo una decina di anni più tardi dopo un periodo di assenza. Osservando l’abside e le pareti interne è leggibile dunque l’evoluzione dell’artista, fino all’acquisizione della sua maniera matura ricca di plasticità, teatralità e dinamismo (episodio della Conversione di Saulo e della Decapitazione).

Spostandosi verso il Tagliamento, passiamo vicino al cosiddetto Puntic, un ponte romano in pietra, il cui sentiero è stato recentemente sistemato. In 15 minuti si giunge a Pinzano, dove è possibile incrociare l’ipotetica ciclabile che, attraversando la Riserva Naturale Regionale del Lago di Cornino, potrebbe portare fino a Gemona dove è custodito il San Girolamo in meditazione, opera del Pordenone maturo.
Nel 1967 il parroco della Chiesa di San Martino di Pinzano, trovò dei documenti autografi del Pordenone datati 1528 e 1535, che ne attestano non solo la presenza, ma anche la paternità delle opere presenti nella chiesa e la loro precisa collocazione temporale. Come a Travesio, l’esterno della Chiesa non è conforme a quello che il De’ Sacchis osservava nel XVI secolo: in base alle tracce stratigrafiche della superficie muraria, la chiesa settecentesca a tre navate doveva essere all’epoca una piccola cappella in stile gotico di cui l’artista affrescò la parete destra con la Madonna in Trono e successivamente la Cappella di San Sebastiano (oggi navata laterale destra) raffigurante il martiriodel santo. Secondo il Vasari, la Madonna rappresenterebbe addirittura il personaggio femminile “tipo” per il Pordenone, con lineamenti rettilinei e concisi. Questo affresco, la cui accuratezza e compatezza ricordano una pittura ad olio, ci consente di cogliere quanto fosse abile nella preparazione degli intonaci e nella stesura precisa ma veloce che questa tecnica richiede; l’opera preannuncia l’immediato successo che l’artista ebbe a Venezia e l’invidia che suscitò in Tiziano Vecellio.

Chi vuole raggiungere Pinzano e la ciclabile dalla provincia di Udine, dovrebbe fare tappa a San Daniele del Friuli. Nel Duomo, infatti, è conservata la preziosa tela della Trinità (1530-1535), visibile nella navata sinistra insieme a tre bozzetti del Tiepolo. D’obbligo anche una visita alla Chiesa di Sant’Antonio Abate che custodisce un meraviglio ciclo di affreschi di Pellegrino da San Daniele, maestro del Pordenone.

Tre chilometri più a sud, si trova la frazione di Valeriano che possiede due edifici preziosi da visitare. Prospiciente alla Strada Provinciale troviamo la chiesetta di Santa Maria dei Battuti, facilmente riconoscibile dagli affreschi esterni abbozzati che ricordano quelli del Pordenone, i cui lacerti sono stati portati all’interno della chiesa per esigenze conservative. L’opera, databile al 1524, doveva essere di una bellezza straordinaria nella sua collocazione originale: la parete esterna del portale era interamente affrescata e suddivisa in diverse scene tra le quali San Valeriano, San Giovanni Battista e Santo Stefano, L’adorazione dei Magi, la Madonna in TronoSan Cristoforo col bimbo Gesù in spalla; anche l’intradosso degli spioventi in legno del tetto era decorato con manipoli di putti e animali. La chiesa, inoltre, ospita la Natività del 1527; la scena è complessa, ricca di personaggi e di effetti cromatici vivaci, ma emana un’atmosfera serena e raccolta, caratterizzata anche da riferimenti al mondo pastorale tipico del Friuli. Siamo di fronte ad un artista ormai maturo, lontano dalle rozze linee giovanili della chiesa di Santo Stefano che si erge poco distante. Qui è conservata la prima opera certa dell’artista pordenonese del 1506, posta sul lato destro dell’arco trionfale; il Trittico raffigura San Michele Arcangelo tra i santi Valeriano e Giovanni Battista. È ancora evidente un grafismo tipicamente quattrocentesco legato alla scuola tolmezzina, ma si scorge un innovativo uso della luce, un’eleganza nervosa e lo slancio della figura.

G. A. De’ Sacchis detto il Pordenone, Trittico, Chiesa di Santo Stafano a Valeriano (PN), 1506

Il percorso è ancora lungo, ma prima di riprendere si può fare sosta in questo piccolo paese, ai piedi delle montagne nel cuore del Friuli, sul ciglio della pianura. Le opere da scoprire sono ancora molte e la ciclovia immaginaria prosegue fino a Sesto al Reghena, passando per Spilimbergo, Valvasone, San Vito e altri luoghi ancora, per poi congiungersi con quella esistente al confine con il Veneto e che conduce fino a Bibione, alla foce del fiume.