Un piccolo gioiello della montagna: la Pieve di San Floriano ad Illegio

Su uno sperone di roccia del vicino monte Gjaideit, a quota 750 m, si erge una tra le più antiche pievi della Carnia: la Pieve di San Floriano. Le due vie d’accesso alla pieve partono rispettivamente dai paesi di Imponzo e Illegio che costituiscono le comunità figlie della pieve stessa.

Il primo nucleo della chiesa pievanale di San Floriano risale al IX secolo; tuttavia su un’altura antistante venne eretta una prima struttura votata al culto di San Vito: i ruderi di questo sito sono tutt’ora visibili e raggiungibili percorrendo un breve sentiero che si snoda ai piedi della pieve.
L’attuale chiesetta di San Floriano risale al XIV secolo ma subì nei secoli XV e XVI alcuni interventi di ampliamento: oggi si presenta come un edificio a navata unica e un abside principale sopraelevato. Al suo interno custodisce delle preziose testimonianze pittoriche e scultoree rinascimentali. 

Varcando l’ingresso principale della pieve alla propria sinistra si apre la modesta cappella affrescata dedicata a San Floriano. Autore del ciclo è il pittore sandanielese Giulio Urbanis (1540 ca- 1613): l’artista, grazie alla formazione avvenuta nella bottega del sanvitese Pomponio Amalteo, ebbe modo di confrontarsi direttamente con i moduli figurativi del Pordenone. Nonostante il debito dell’artista maturato nei confronti della lezione del De’ Sacchis la sua impronta rimase maggiormente orientata verso canoni stilistici tardo quattrocenteschi, certamente dovuti anche ad una committenza ecclesiastica locale legata a stilemi figurativi ormai superati.

Lungo le pareti della cappella si susseguono quattro episodi legati al martirio di San Floriano inquadrati entro spazi  equamente ripartiti; sul lato destro si apre una piccola finestra incorniciata dalle effigi di San Rocco e San Sebastiano. Al centro della cupola s’innesta l’Ascensione di Cristo fra angeli musicanti incorniciata da pennacchi raffiguranti gruppi di Profeti e Sibille. Nell’intradosso dell’arco si susseguono sei Santi eseguiti secondo la maniera propria dell’Amalteo.
Il ciclo si conclude con la decorazione esterna della cappella dove ai lati dell’arco, entro due tondi, figura un’Annunciazione.

Sull’altare principale si conserva il polittico eseguito nel 1497 da Domenico Mioni, anche conosciuto come Domenico da Tolmezzo. Purtroppo le dodici statue dell’altare vennero rubate nel 1969 e in seguito al furto vennero sostituite con delle copie. Fortunatamente cinque di queste statue sono state recentemente recuperate e attendono ora una nuova collocazione.

Interno della Pieve di San Floriano, Illegio (UD)

L’imponente altare ligneo che incornicia l’opera del tolmezzino è successivo: si tratta infatti di un’opera attribuibile alla bottega dell’intagliatore cadorino Girolamo Comuzzo e databile attorno alla metà del Seicento.

Vale la pena ricordare il preziosissimo altare marmoreo eseguito nel 1520 dal lapicida Carlo da Carona collocato alla sinistra della zona absidale. L’altare presenta gran parte della policromia originale e si tratta di un unicum all’interno del corpus dello scultore. 

Osservando le pareti della chiesa si scorgono ancora alcune tracce di affreschi precedenti a quelli sopra descritti dell’Urbanis, alcun databili anche a cavallo fra il XIV e XV secolo.

Veduta del Canale di San Pietro, meglio conosciuto come Valle del But, dalla Pieve di San Floriano, Illegio (UD).

Nonostante si possa considerare un prezioso gioiello per il nostro territorio, la Pieve non è facilmente visitabile e vi si può accedere solamente durante alcune funzioni religiose (si ricorda la Santa Messa il 4 maggio, data di celebrazione di S. Floriano)  e aperture programmate variabili di anno in anno.

Autore:
Alice Mazzarella

Dott.ssa in Conservazione dei beni culturali e studentessa magistrale di storia dell’arte e conservazione dei beni storico-artistici.